TESTI

 

 

FLUSSIDIPAROLE

 

"I flussidiparole..."non sono poesie",

ma ne hanno il ritmo.

Crescono da *una parola*,

evitando il ricorso al pensiero

e ai concetti

Comunque il significato

finale esiste,

anche perché le parole si accoppiano

secondo le mie sinapsi

 

 

 

PRIMA PARTE

 

 

Aria di molecole stropicciate

Grassi saraceni su nere Suv

Indiani conturbatati

Pesci grigi in vasche rosse

Movenze sinuose di nonne

e bamboline macho

Cieli uggiosi, pervinca

Mondo curioso, poco attento

Molto da vedere e chi vede troppo

Cercare rifugi.. accolti.. accoglienti

Dormire poi, defluendo nelle acque parlanti,

nei pozzi di lune che svelano segreti

Ogni segreto conduce al passato

Aliti di passato abbracciano il presente

Strali di presente ballano il futuro

Il passato ci priva del futuro - oggi

 

A PROPOSITO DI CIAMBELLE, FASCINAZIONE, CAUTELE, BUCHI NERI, CAMMELLI E SMOKING AL FRUTTOSIO          

Il Fornitore di ciambelle senza buco declamava, dopo ogni vendita:

attenti alle fascinazioni. Possono creare disappunto e qualche virgola di cautele*

Aggiustata la cinghia sulla spalla, proseguì come un sermone alla coque:

*Alcuni prendono spunto dal dire altrui per parlare di fascinazioni non proprie, quali Persone, Oggetti, Situazioni, Aspettative, Successi, Seduzione, Parole e Pensieri*

Pausa sciroppante alla cremé caramelle e visioni all’anguria:

*Non voglio certo far supporre di una mia presunta capacità di sedurre,

specie con questo cesto di buchi neri ridondanti dolcezze

Il più delle volte mi sento seduttivo come una obsoleta cabina telefonica

in aperta campagna, tra girasoli alla Van Gogh

e briciole pasticcine sulle labbra burrocacao*

Ormai era sera e i pochi sopravvissuti, lanterna alla mano,

cercavano un dietologo asincrono

Il Nostro concretizzò la situazione e s’infilò,

con noncuranza proditoria, in una cruna d’ago arrancante

Trovò compagnia ed acquirenti tra grassi cammelli

e cammellieri con fiches, tutti sordi e in smoking

 

Brillerai nel mio cielo regina senza regno

Sarò il tuo sole che gira il tuo attorno

Satellite ai tuoi desideri

Argine ai tuoi crucci

Mi scalderò con te

Brucerò con te, fino alla consunzione

Ti conoscerò prima o poi

Vedrò luci incastonate nel turchese di occhi di seta

Pendagli di passioni che sanno di tardi retrogusti

Il sapore di mattini di verde,

con pratipraterie appena rugiadate

Biancolune vestite del profumo di polveri d’argento

Notti rossofuoco, con fragranze di antiche miscele,

mi doneranno  l’insonnia di valenze invalidate

Donna delle luci, delle primavere invernali,

dei canti e di occhi cangianti che vorrei solo miei

Atomi e sinapsi conducono nei tuoi sogni,

circumnavigando le curve dei sorrisi,

senza chiedere alla fantasia di sdraiarsi sulla realtà

Ma come si fa a guardare la luna e convincersi che la luna

stia guardando proprio te

 

Coscienze volatili permeano sogni e realtà

Vanno mescolate

Panna e miele, e quando il tempo avrà tempo

diranno di come la notte si fonde col giorno

Quando il tutto si sorprende sorpreso

Lucciole palpitano luce

Ali di farfalle schioccano aria

Un battito di ali a nord provoca eventi in oriente

Il caos dice alle nostre paure che certezze e dubbi

banchettano insieme

E’ là, oscillando sul ciglio di precipizi, veri e falsi,

che si apriranno ali negate

Volo privo di accorti strumenti

Chissà se per volare bastano le ali

 

Chi sa del gioco non aspetta risultati

Muove carte segnate,

svela sotterfugi e implicanze per volare tra spigoli di notte,

non vedendo traguardi

ma solo mire per operosi sordomutanti

L’apogeo del fummo stupisce le disciplinanze del sono

No a baveri bianchi

No a paludati ammennicoli dove celare silenzi

No a parrucche di sale

No a sogni pregnanti

No a tutto e si all’ovunque

E’ la regola irregolare del caso

Chi sa -ora- sa per sempre

Chi impara -ora- non ha mai saputo

Chi sa detiene segreti

Chi non sa svela bugie

Chi vorrebbe sapere ha bugie segrete da restaurare

 

Cercare il suono giallo nei fondali blu

Apici minimali rimandano a consorterie auto referenti

La scialuppa ha un altoparlante fissato ai remi

E’ dalle casse amplificate, su nuvole di porpora,

che il suono diviene blu ed i fondali gialli

Nulla è come sembra *CLASH*

è tutto in movimento verso il prevedibile *CLASH*

a cercare proprio noi, gli Imprevisti *CLASH*

ma lo smarrito non può gridare *CLASH*

emette suoni gialli non udibili dai battelli blu *clash……

 

SECONDA PARTE

 

Chi sa del gioco non aspetta risultati

Muove carte segnate, svela sotterfugi e implicanze per volare tra spigoli di notte, non vedendo traguardi ma solo mire per operosi sordomutanti

L’apogeo del fummo stupisce le disciplinanze del sono

No a baveri bianchi

No a paludati ammennicoli dove celare silenzi

No a parrucche di sale

No a sogni pregnanti

No a tutto e si all’ovunque

E’ la regola irregolare del caso

Chi sa -ora- sa per sempre

Chi impara -ora- non ha mai saputo

Chi sa detiene segreti

Chi non sa svela bugie

Chi vorrebbe sapere ha bugie segrete da restaurare

 

Cercare il suono giallo nei fondali blu

Apici minimali rimandano a consorterie auto referenti

La scialuppa ha un altoparlante fissato ai remi

E’ dalle casse amplificate, su nuvole di porpora, che il suono diviene blu ed i fondali gialli

Nulla è come sembra *CLASH* è tutto in movimento verso il prevedibile *CLASH* a cercare proprio noi, gli Imprevisti *CLASH* ma lo smarrito non può gridare *CLASH* emette suoni gialli non udibili dai battelli blu *clash……

 

C’è nebbia attorno

Si naviga a stento cogliendo i flussi di blu e di bianco

Deriva

Stringere i denti

Serrare le labbra quando il tempo ti cammina innanzi

Scegliere un angolo alla portata di nessuno e lì parlarsi addosso

Sproloqui esattamente coerenti d’incoerenza

L’universo scivola nelle tasche

Rovistare. La cerca del dono mancato, negando i maestri

La sofferenza sarebbe rimasta, anche con la loro presenza

Non ci sono maestri

Ognuno lo è

Ognuno è il dio a propria immagine e somiglianza

Siamo velieri in cerca di venti per gonfiare le vele

Privi di un timone e con bussole  folli

Mio Capitano, parlami!

C’è quiete, a volte tempesta

Troppo spesso c’è il nulla a riempire il nulla

 

Colori pregni saturano ombre

I soffitti si tingono di pensieri

Le pareti restituiscono memoria

Per voi un attimo per me una eternità

Si equivalgono quando i mantra sparlucchiano

 

Capire la differenza tra attaccamento ed amore

Si può vivere la solitudine prescindendo l’esterno

Il problema è trovare il sé stesso che perde l’altro che lo sta cercando

 

Cosa c’è nel pozzo, di così segreto, da farmi ritrarre dal bordo?

I pozzi contengono il buio

Ma io so anche di antiche mappe, appena interrate, che conducono a riflessi e riflessioni

Una corda ed una lampada per raggiungere il mistero della luce buia

Il fondo è pieno di specchi

Sono dovunque

Mi circondo di domande

Un’unica risposta arriva dagli specchi

*potevi evitare di scendere, se intendevi formulare le stesse domande*

E così, a quella osservazione di saccente ostilità, decisi di lasciarmi cadere nel pozzo parlante

Raccolsi i frammenti di specchio, uno ad uno, e li ricomposi

Ogni frammento si univa all'altro, in una osmosi ad alto gradiente, che non lasciava fenditure

Lo specchio era completo, ed enorme

Si posizionò in una cornice di granito rosso Bergman, illuminando ogni angolo del pozzo

Ma non rifletteva la mia presenza

Cominciai a riflettere, ma solo sulla situazione inesplicabile

Dapprima provai con un dito, poi, suggerito da Carpenter, entrai nello specchio…

Ero a casa. Davanti allo specchio del soggiorno. Ma non ero più io

 

Città smarrite

Affollate da fantasmiviventi e viventifantasmi in cerca di memorie

Occorre provare a guardare, cercare di capire

Le occhiaie delle case, bianco-caramellate, dai balconi fiorati in ferro battuto, mormorano i silenzi del popolo invisibile

Il calore dei corpi di cristallo percorre ogni strada

“Seguimi” è appena un sussurro trascinato da venti uggiosi

Occhi persi cespugliano veloci, lasciando dubbi di visioni

Nella città che non può essere si nasconde il popolo che non c’è,

i reietti; i privi di identità certificata; i non omologati; i mediaplagiati e tutti coloro che hanno lasciato le proprie case ai tecnocrati

E questi, i tecnopensanti, impomatati nella lussuria icastica del gesto del comando e delle divise candeggiate, li hanno resi invisibili solo per specchiarsi nella propria visibilità di re nudi

Certi della indifferenza, insonorizzata, celata negli sguardi degli assenti

Certi di aver fatto una pulizia etnico-mentale, di logistica globale, nonché un ottimo intervento oculistico, seppure radicale

E così le città smarrite somigliano sempre più agli androni disabitati del dopobomba, dove persiste il profumo malinconico di umanità in fuga, mescolato all’olezzo degli orrori umani e divini

E’ là, in quel momento, che ingenui spettri afoni lasciano le loro nicchie liberty e le loro coscienze disabilitate, a umani ciarlanti, compiaciuti nelle loro monocromatiche mise azzimate

 

 

 

 

 

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