TESTI

 

                                                                             

 

                                                  

 

               IL SENTIERO DEI PAPAVERI

 

 

 

 

 

 

       poesie più d'annata che dannate

 

 

 

 

 

 

altro altri altre storie

 

il sentiero dei papaveri >

 

mi ricordo di quattro stagioni >

 

 

> DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE

 

 

 

altro altri altre storie

 

Un giorno troverò

la mia parte di mondo

Un mondo negato e

annegato nel sogno

Mi sveglierò con una scaglia di vita

da girare sulle palme

di una mano sorpresa

e ancora ascolterò

di un banale assoluto

di un tragico quotidiano

di speranze violate

di miserie annunciate

di morte e violenza

di gratuite crudeltà

Quel piccolo mondo così pieno

catturerà il mio grande mondo vuoto

Infine capirò che il centro è altrove

il mondo è altro e altri, è altre storie

 

Scivola il tempo in questo luglio lento,

trainando scosse scorie scuse sensi

e scampi di memoria prepotenti,

addolciti dal canto dei ricordi

Io rammento soltanto torte e miele,

dimenticati dentro un frigo spento

Amare un luglio amaro é un grosso impegno

Sopra quel letto sudi e sai di sale

un sale che ti morde le ferite

e di piccoli graffi fa tragedia

Io dimentico il mondo e le miserie

pensando alle miserie del mio mondo

Giugno scorreva e non l'amavo affatto

Maggio delle partenze e dei ritorni

Aprile primavera d'incertezze

Marzo col freddo sopra i primi dubbi

febbraio breve ma schiariva le ombre

Gennaio dolceamaro di scoperte

Dicembre quasi un sogno ed ero sveglio

Novembre un'esplosione senza fine

Potrei tornare indietro fino a un Luglio,

quel Luglio amaro amato con dolore

risalendo da ottobre sino Agosto,

lungo un silenzio di sentieri urlati

Amare un Luglio amando anche la vita,

quasi un progetto disegnato al tratto

dai contorni sfumati eppure certi.

Col tempo poi contorni definiti

risponderanno con risposte mute

E se fra anni - pochi giusti o troppi -

se anni avrò da spendere aspettando

e tu avrai voglia di provare ancora,

forse un Novembre pieno di esplosioni

riaccenderà tra scosse scorie e scuse

quei sensi di memoria prepotenti

di un luglio dolce amato con impegno                

 

Roma è dolciastra

Ha il profumo del Cairo,

le macerie in movimento

di una ricostruzione Alessandrina

Facce uguali

uomini e donne uguali

pensieri uguali

Questa grande agitazione

sembra una pantomima

dell'animazione del Nord

Ma in fondo sei quieta,

fatalista e approssimativa,

sei il centro del nostro sud

Sei la pancia della nostra mente

Dal letto 23 guardo la luce

Vedo scorrere il fiume

muoversi  ruspe

uomini in canottiera e calzoncini,

gli eterni lavori provvisori

di questa città eterna

 

Sull'isola

ancorata in mezzo al fiume

l'isola di un passato recente

ritorno ancora una volta

attraverso una strada

stavolta scolpita sul corpo

 

Ancora due giorni e torno a casa

Non vedo l'ora......eppure

Eppure c'è qualcosa

che non comprendo

né voglio sapere                                                                                                                                                                          

la paura dei silenzi che mi ronzano attorno?

l'inquietudine di un quotidiano mai sopportato?

la fuga infelice dalla felicità?

l'incapacità di accettare e di accettarsi?

o semplicemente la paura di vivere?

Perché quel muro torna ancora alto?

Come tolgo una fila di mattoni,

ne vengono su due senza motivo?

Stanchezza vai via, ti prego, vai!

Lasciami in pace, almeno stanotte

 

Sono le quattro del mattino

Mi guardo attorno, sono a casa mia e mi ripeto  

"Che ci faccio qui?"

Mi carico con miele, latte, pesche

poi una bottiglia di acqua per lavarmi,

passando per l'interno del mio corpo

I perché, di questo ed altro,

li lascio sparsi tra memorie e fughe,

tra file, agende e appunti sul quaderno

So che non serve, ma mi fa capire

e giro tra oggi e ieri

aprendo alcune porte di domani

Ho poco da dire, sempre lo stesso.

Non voglio scrivere, né leggermi, né pensare.

Eppure...eppure mi muovo  e rido se è il caso

e a domanda rispondo

A volte penso ad una donna,

la immagino, allegra, felice

e mi perdo nella malinconia,

lontano dal suo mondo

Ho bruciato fascine inutilmente,

fochista inesperto, senza mai scaldarmi

lasciando che la fiamma divampasse violenta

Poi cenere, appena rossastra

e su quel rosso residui di sterpi

Nuova cenere, ancora fiamme per nuovi fuochi

Poi l'acqua dell'imprevidente improvvisatore

e dopo il buio freddo

 

La paura, la paura del dolore, dell'altrui contagiante dolore!

Devo rassicurare tutti: Sto bene, siiii...va bene, appena un dolorino alla ferita...il resto?

Il resto, ancora qualche accertamento: La scintigrafia...subito

Subito?  (sorrido, primo impatto)...Si, ma è normale...e poi la Tac, e poi?

l'ecografia, le analisi e quant'altro.

Ma si, diciamo accertamenti di routine quando c'è un carcinoma....

(Bum! secondo impatto: non nominare...)

Ti è stato tolto tutto. Ora stai bene. Devi soltanto ritornare in forma, tirarti su riprenderti..."

"E si, ho capito, devo riprendermi, ma cosa? E come...in senso letterale?

Ma già sto bene, esco, faccio spese e ho una gran voglia di tornare a casa, a casa mia, tra nostalgia e memorie, tra le mie cose, tra gli oggetti noti"

"E certo...si capisce, ma stai attento..in fin dei conti sei convalescente, non devi strapazzarti, fai con calma.

Il cazzo mi strapazzo, altro che calma!!

Ma si, farò una vita regolare, è ora!

E ora.... finalmente metto il punto

Nessuno che mi parli con passione

Nessuno che mi chieda: Che c'hai dentro?

Sfogati, tira fuori questa angoscia, dai voce finalmente alle tua rabbia

Ma arrivano i re magi del già visto, con le coscienze dal forte spessore, e giù sentenze e facili pietismi

Non era questo quello che volevo; forse soltanto solidarietà. Magari una parola....il braccio al collo

E si che ti capisco, hai ragione, lei è andata, da un anno,

dopo anni di assalti al suo corpo

Non solo a quello, silenzioso amore

E' andata, accompagnata dal suo male e dalle mie speranze senza senso

E giusto dopo un anno tocca a me, lo stesso male, dai...vieni, abbracciami, voglio stringerti, fino a darti la forza e la speranza

E invece dovrò stringere i denti, sorridere fingendomi ottimista.

Ed è giusto così, lo so che è giusto!

Ma voi...voi lo sapete quanto è grande il terremoto che mi scuote dentro?

No? Tranquilli che non ve lo dirò. Neanche a te, a te che mi vuoi allegro

sorridente, ottimista ed estroverso anche se a volte, meravigliata hai detto:

sei forte  ed io lo ero, solo a volte, quando sapevo che c'era qualcuno, qualcuna attenta, non consolatoria, ma innamorata, o quasi

ed io potevo crederci e sperare

Perché in fondo la cura è solo quella: Amare chi ti ama...

Perché in fondo così riprendi fiato,

con l'ottimismo e la voglia di restare

Perché in fondo l'amore è quel piccone

che demolisce il muro che separa:

tre file di mattoni, ogni giorno

Amare chi ti ama. ma si può?

Riuscirò a combinare i due elementi?

 

Non so perchè scrivo,

forse per liberarmi di qualcosa che non mi lascia

o per esserti più vicino di quanto non riesca

o ancora per comunicare/comunicarti nell'unico modo

che mi è possibile, ora

Come posso dare voce e corpo

ad un disagio che non ha misura

che mi aggredisce senza mai avvisarmi

e se mi avvisa non mi lascia tempo

né lascia spazio né trova parole?

Eccessivo? Ma in cosa?

concedimi questa caduta libera

ed augurami un impatto morbido

magari con te presente

magari con me presente

Sto attraversando un lunghissimo corridoio buio

le luci che accendo durano sempre meno

e gli interruttori sono sempre più distanti

Devo correre - più velocemente, sempre più -

e non so dove vado né dove sbatterò

Una volta mi hai chiesto

guardandomi stupita e amareggiata

Ma allora io non conto?

Conti! Conti talmente tanto - così tanto -

che non riesco a contenerti tutta

 

E' una splendida giornata.

Scrivo e aspetto,

sperando che il tempo scorra veloce

Vorrei essere nella tua testa

ma ho problemi a stare nella mia

Sono abbastanza tranquillo

- ehm...EN....uhm... -

cerco di capire

ma pochi accenni logici

giocano tra i pensieri

e poi sfumano incompiuti

I fatti accadonoe per quanto

incomprensibili hanno una loro logica

Causa ed effetto: ecco un punto da scoprire

per ricollocare azioni-reazioni nello spazio

appropriato e riappropriarsene poi

con cautela e consapevolezza

Ho aperto l'ombrello,

è grande, un paracadute e veleggio lentamente

verso un grande spazio

dove i tunnel sono di vetro

le sorprese visibili,

il verde è verde e sembra corrermi incontro

Sono ancora intero e attorno

ogni oggetto è al suo posto

Passeggerò verso il confine tra verde e sabbia

Non so cosa si celi laggiù

ma sono curioso

e mi aspetto una bella sorpresa

 

Di esaltazioni si muore

perché si raggiungono

vette troppo alte,

tanto alte che da lassù

si cade solo in basso

precipitando senza soluzione

Forse la normalità di rapporto

è l'unico rapporto normale

l'unico che consenta

di smussare gli esaltanti picchi

e ridurre le voragini a piccoli dossi

 

Sono le 11 e 45

E' un'ora incerta e

tu  non ci sei

Galleggio per casa.

Vorrei esserti vicino

guardarti e ritrovarmi nel tuo sguardo

stringerti e sentirmi stringere

incrociare le mani

e passarti le dita sugli occhi

poi tra i capelli

sentire la tua pelle scorrere

sul mio palmo

e sentirmi parlare ed ascoltarti

Giocare con le parole

ridere con te e sentire il tuo corpo

scoprendoti felice

E' tutto così vero e sono solo le

undiciequarantacinque

 

Sei così distante

che a volte mi sfuggono i nessi

A volte vicina

tanto da non sentirmi più solo

tanto da sentirmi bruciare

e scoprirmi bruciato,

segnato comunque

Sei così fragile

che a volte m'invento la forza

e a volte sicura

fino a spellarmi vivo

a scorticarmi dentro,

non per la tua forza

ma per i limiti che mi cucio addosso

Sei così dolce

che a volte...si, zucchero a velo

e a volte più amara

fino a lasciarmi un retrogusto antico

fino a strapparmi sicurezze nuove

e con queste, anzi senza,

reinventarmi ancora

Sei così bella

che a volte non bastano gli occhi

e a volte meno

ma non per questo scivola lo sguardo

né sciolgo nodi o immagino la luna

né misuro distanze da colmare

Sei così allegra

che a volte rincorro il tuo riso

e a volte triste

che sembra non basti una vita

per dare ad ogni cosa il suo posto

per dare ad ogni posto la vita

Sei così tu che a volte mi perdo a pensarti

e sfascio equilibri precari

e smonto strutture ancorate da anni

e provo modelli inconsueti

ma solo per esserti accanto

 

Forse mi sto ripetendo

Piccoli oggetti, con passione e fretta,

cercati tra scaffali di memorie

Qui sopra, sopra a me  - al foglio insomma -

c'è quello che più vale,

il resto è cornice.

Qui davanti, davanti a te - io, insomma -

c'è qualcuno con dentro qualcosa,

qualcosa da scoprire, cercando con calma,

attenzione, pazienza

Proprio come stai facendo tu

 

Ciao amore mio, disperato e stanco

Se la scala è a salire tira dritto

sarà anche affanno, ma lassù respiri

Lassù potrai raccoglierti e pensare

con le ginocchia strette tra le mani,

con i giochi perduti sulla stuoia

e i pensieri che pensano per te

Ciao amore mio con dentro gli occhi il sole

Col sorriso che ride quando ride

Con il volto tirato dal dolore

Col dolore che prende corpo e mente

Poi di nuovo a sorridere, è la vita

E' soltanto quel gioco sulla stuoia

Basta solo strecciare le ginocchia

poi allungare una mano ed è mattino

 

Se un pensiero diverso ti prende

non lasciare che il tempo lo spenga

non lasciare più ad altri il diritto

di pensare i pensieri che pensi

 

E' difficile cercarsi addosso

pensieri e parole e metterli in fila

per probabili sensi compiuti

quando basta un silenzio accennato

quando dire e non dire è lo stesso

quando senti la pelle dell'altro

che ti urla sprizzando silenzi

quando sfiori una mano e capisci

e un'occhiata ha più righe di un libro

 

Per quanto tempo ancora

la luce ci inseguirà

sferzandoci gli occhi

e il vento solleverà sabbia

per pungerci il volto ?

Per quanto tempo ancora

scrosci di pioggia rabbiosi

bagneranno i nostri pensieri

e fuochi improvvisi

piagheranno le carni ?

Per tutto il tempo necessario,

imprevisto, perduto

sino a comprendere, con un brivido,

che la luce è la vista della vita

il vento è portatore di ragione

l'acqua è purezza, madre

e il fuoco può scaldarci quando è freddo

Che siamo sempre e solo

quel che siamo

Che a volte basterebbe

un po' di rabbia

altre ironia, allegria, egoismo e stima,

forse violenza e amore per noi stessi

forse pietà, passione, umanità

Poi rivoltare tutto come un guanto

per scoprire che il verso

ha un altro verso

 

Da agosto a giugno.

Quattro anni bruciati fuggendo un dolore

che devastava i giorni riempiendo ogni notte

A volte e con fatica ho cercato il sorriso e la voglia di vivere,

accennando a progetti appena sfiorati

Poi - immancabile – Luglio mi riportava indietro,

alle antiche memorie

sino all'incompresa vecchia adolescenza

Luglio dell'angoscia

luglio della morte

luglio del pianto

luglio del corpo ferito

luglio della separazione

Separazione - un'altra -

per confondere nomi e dolori,

volti e motivi ragione e sentimenti

E quest'ultimo luglio

si è appiccicato agli altri

facendo  continuo il lutto del primo,

azzerando speranze

Cosi che il pianto si è confuso ancora,

cercando i suoi motivi *l'una o l'altra*  

senza guardarmi dentro mai una volta

Non ci sarà un novembre di esplosioni,

nè un luglio amaro amato con impegno

né un rassegnato agosto da aspettare

sperando ancora

Non ci sarà

Non ci sarà la voglia di scoprire,

né il sorriso incantato, adolescente

Nulla che possa scuotere i pensieri,

né luci attorno per vedere meglio

- Non ci sarò -

 

 


 

il sentiero dei papaveri

 

AMARTI, E COME?

 

Amarti, e come?

Frugando ancora tra i relitti

o saltando sulla giostra del mondo?

Oppure, ad occhi chiusi, fingendomi un altro?

Ma amarti sarà sempre morire

dando ogni giorno qualcosa di mio

fino a svuotarmi in te

e vegetare rispettoso

tra le tue larghe braccia,

fedele, ossequioso, canino

Guardare dove tu guardi

e sognare i tuoi sogni,

e falciare i miei dubbi, sempre

Se questo è amare,

e questo amare è il mio,

cosa mi racconterò infine

quando non saprò riavere

quello che vuoi rendermi?

 

ANCORA AMORE

 

Tranquillamente incosciente

ritrovo un muro alto sino agli occhi

Amare ancora

e ancora un sogno tiepido di ombre

ombre di ghiaccio

che sciolgono figure

Mi affaccio sul mio muro

sollevato sulle punte dei piedi

a cercarla per strada

cercando un segno

un filo che mi guidi

la via di più ritorni rimandati

Cerco il suo passo

e ascolto la città

con la stessa domanda

*perché un passato da dimenticare....

perché un presente inteso come sogno....

perché domani viene il giorno dopo?*

 

MA COME....                                                                         

 

Ma come ho fatto

a sbagliare così alla grande?

Cosa mi crea disagio

e confusione e vigile apprensione?                         

Non lei che  osservo

non lei  che  immagino

trasformando materia in sogno

Ma come, voglio ancora vedere

più virtù che difetti

e confondere ancora

realtà e immaginazione?

 

L'IMBONITORE

 

Ecco la grande fiera, mercato delle meraviglia

che apre le oscure porte ai facili cuori.

Ognuno vende le proprie vergogne

sfilando sul tappeto della dignità.

Vi creerò dubbi e dubbi ancora

e cresceranno e come cresceranno!

e nelle notti di luna dovrete navigare per il letto

approdando e fuggendo dai lidi di carne

 

Inclito pubblico

galantuomini dalle facce sbarbate,

entrate in questa urna, coraggio

e la cenere del vostro passato

coprirà morbidamente il vostro futuro.

Giudicherete voi stessi,

quello che vi offro mi riempie di orgoglio

l'orgoglio del lebbroso per le proprie carni sfatte

 

Non dubitate

sarò felice di stupirvi,

il bello e il bene

lo mangiate da sempre

ma il brutto e il male

scrivono righe e righe

sui muri delle vostre case

discretamente assidui

 

Io vi insegnerò a leggere

tra le parole

e poi tra le righe

fino a che i migliori

non sapranno leggere

anche il bianco dei muri

Presto! Il sole sta calando

e col buio gli umori potrebbero cambiare

 

Avete ben visto la donnascimmia,

poi il mangiafuoco e i falsi spettri,

cose terrene, dunque,

scolpite sull'anfora di una verità compiacente.

Ebbene, spezzerò i vostri vasi di terracotta

e mostrerò, gratis, il divino fuori dal cielo

Neanche una offerta a piacimento

Pagherete, forse domani

 

SEGNI

 

Segni effimeri lo accompagnavano

ma solo per brevi momenti

poi il vento tramutò ogni segno

coprendone alcuni altri scavandone

A volte cercava il conforto di passi passati

ma la memoria appiattita

come le dune spazzate dal vento

gli rubava il tempo appena inventato

Davanti lo stesso orizzonte

con le mire alla stessa distanza

sempre

Nulla degli altrui passaggi

né di passate presenze

dove indirizzare il proprio futuro

Solo nel punto della sosta

nell'immobile stupore

percepiva se stesso affondare nel terreno

piegato come un vecchio ulivo

Il mago della pioggia lo trovò

stremato dai dubbi

lo sguardo stupito e vagante

tra uguali orizzonti

Lo condusse nel villaggio dei saggi

Gli insegnò l'uso degli antichi strumenti

e lui imparò a guardare ad occhi chiusi

a sentire con le mani

ad udire con la pelle

a parlare con gli occhi

ad annusare con l'udito.

Conobbe le cause riconoscendo gli effetti

ma imparò troppo e troppo in fretta

 

SOGNI

 

E se scoprissi che sono ancora meno

di quanto immaginavo?

Credo sia estremamente utile

ch'io seguiti a sognare

 

L'ironia fu sognare

me stesso

e poi svegliarmi,

ritrovarmi uguale.

 

Forse ho sognato

forse sogno ancora

Ma come posso distinguere

i momenti della realtà

dalla confusione delle visioni?

Stringo le mani e ne avverto il contatto

ma ciò non prova ch'io sia sveglio

 

L'ALBA

 

La lunga, pesta, fonda notte

aggrappata con rabbia alle ultime stelle

svanisce lamentosa

Neri mostri danzano attorno

imprecando al destino di fuga

Una notte è passata - poi il sole -

e i chiari disegni avvolgono con

tiepide braccia le ultime ombre

 

ANGOSCIA

 

Nascosta tra i pensieri

sottile parete di buio,

sei come un diaframma

che divide gli umori

 

Invadente.. quanto!

E quanto imprevista

nascosta tra sguardi incrociati

Re Mida all'inverso

trasformi sorrisi affettuosi

in occhiate sdegnate

mascherando apprensione.

 

Scendi dal seggiolone

e fai più luce

guarda la tua vecchiaia

e abbatti il muro!

 

A QUESTO SCONOSCIUTO

 

A questo sconosciuto con cui

mi sveglio ogni mattino,

che mangia nel mio piatto

e poi m'ignora,    

che vuole stupirmi,

immagine consueta e ancora estranea,

dietro uno specchio troppo maculato

 

A questo sconosciuto

le cui domande si muovono come onde

nelle quali affondo e riemergo,

che non ha mai risposte

né previsto né immaginato

se non per chiedere ancora,

ingiuria su ingiuria, stupirsi e stupirmi

 

A questo sconosciuto

che si muove sui cigli delle strade

pronto a fuggire o a lasciarsi investire

o solo a raccogliere scherno

A questo sconosciuto regalate un pensiero

e se a lui piacerà - come a me piace -

saremo, forse, meno sconosciuti

 

NON HO

 

Non ho parole né storie da raccontare

non ho ricordi né futuro da immaginare

non ho terra per le mie scarpe

non ho guanti per le mie mani

né ali per la mia anima.

Eppure spero di aprire quella porta

cerco parole nel mio passato

invento immagini perché il domani sia meno oggi

e mi riparo se piove

e porto le mani in tasca quando sanguinano

e volerei solo che lo potessi

 

Ma ho solo te e ti amo

dolce struggente

assidua compagna di sempre

 

Che farei se qualcosa non rompesse

la continuità dell'inerzia?

Come potrei penetrarmi e riavvolgermi

e levitare, su me stesso ancora,

fino a sentire un buco nello stomaco?

Come potrei scoprirmi senza cappello

e come tenterò di battere ali che non ho

e come inventerò piaghe inesistenti?

 

Senza ironia, preziosa amica,

forse non tutto è vero, forse si

Ma qualcuno mi chiama per la cena

Riempirò quel buco e sorriderò per circostanza

e tu, incosciente coscienza,

sarai servita per riempire un foglio.

 

IL FOLLETTO DEL LAGO

 

Volò per un breve momento verso l'alba

scivolò sulle colline con gli altri ruscelli

Gonfiò la terra dei propri semi

Sperperò i doni di mendicanti e Re

Poi trovò una capanna, la credette una reggia

e si fermò ad osservare le ore

 

Gli anni passavano ma restava una domanda

e tra le viti di ottobre

un folletto ballò la sua gioia

Lo accompagnò, le mani nelle mani,

nel girotondo infantile

e scoprì tra le pieghe di memoria

le parole di quel canto sconosciuto

 

Scaricò le tasche di tutte le monete

poi aggiustò lo sguardo ai nuovi fuochi

Per un attimo vide e si riperse

Fu il breve tragitto di una foglia

il frangersi di un'onda,

poi volò verso il tramonto

e con gli altri ruscelli entrò

nelle soffocanti acque del lago

 

A LUNGO VIAGGIAMMO INCERTI

 

Trovammo posto, tutti

pigiati - stretti

come scorte di mercato

Gli sguardi

ansiosi, smarriti, disperati

si inseguivano e sfuggivano

carichi di domande

e con pudore

abbassavamo gli occhi

Viaggiammo a lungo, incerti,

senza scoprire

chi sapesse il vero

Ogni breve contatto fisico

ci percorreva il corpo

fino all'anima

Chiedevamo e sapevamo

in silenzio

Nessuno domandava

Nessuno rispondeva

Respiravamo appena, dileguandoci,

sfumando davanti a noi stessi.

 

L’ULTIMA VIA DOPO LA SOSTA

 

A chi mi chiese che fare dissi dell’Ottobre

Parlai molto senza conoscere le stagioni

e scoprii tardi il freddo di quel mese

ostile alla primavera

 

A chi si spogliò di ogni pensiero

mi mostrai carico di pregiudizi

Vennero in molti a curiosare tra le mie

macerie e nella smarrita confusione

non trovai del mio che un riflesso

 

Sia giusto o meno che in ogni dubbio

vi sia verità e menzogna

l’una accanto all’altra ma distinte,

a chi mi chiede risposte

mostrerò il giorno e la notte

quando l’alba e il tramonto

ne fanno una sola cosa

 

E se cerchi l’ultima via convinto

che la vita sia una sosta noiosa

non venire da me

perché sono confuso dall’Ottobre

perduto tra le mie macerie

accecato da soli e lunedì

 

Non venire da me

La mia noiosa sosta si dilunga

tra i cantoni incerti dell’ultima via

 

VORREI VIVERE

 

Vorrei vivere per vedere altri giorni imprevisti

e vegliare l'ascesa del sole.

Ma ho paura di scoprire la splendida alba

vestita da misera vecchia, quotidianamente, una lanterna,

per l'eterno, sempre la stessa cosa

Sto morendo

Vorrei vivere per scoprire nel sorriso della gente

il riflesso di me stesso. Ma poi ho paura

di scoprire nude gengive, bocche evirate, fili di bava

La dentiera penzola ed il progresso è più sconcio

della precisa natura. Chiudi quella bocca!

Io sto morendo

Vorrei vivere ma non per vivere soltanto, vivere per Essere

Vivo e ne dubito, ma non Sono ed è certo

e temo di Essere un Sarò che non Sono

Allora mi faccio irreale

Che io Sia? Oh, Fossi? Se Fossi Sarei e Sarebbe una realtà

Ma sto morendo

Vorrei vivere per scoprire il colore della fiducia

trasfusioni di speranza. Una corrente che mi animi finalmente

e partecipare dai piedi ai capelli - atomo per atomo -

al compimento di me stesso, compiaciuto e consapevole, o solo sereno

 Ma poi ho paura e tocco il mio corpo prima del freddo

perché sto morendo

Vorrei non essere nato  per non voler vivere

sapendo che voglio morire

Tranquillamente incosciente, frammento di vita,

aspettare il mio turno, per Essere, forse con più fortuna

Vorrei Vorrei Vorrei

Sopravvivo proiettato nel domani e aspetto,

sdraiato al condizionale, mentre il primo pugno di terra mi graffia il viso

E' buio qui sotto e sono vivo

 

E....

 

Non è facile parlare

quando le parole fuggono

rincorse da pensieri affannati

e bloccare ogni pensiero

e svuotarlo di ogni ridondanza

scemando l'angoscia crescente

e dare allo stupore il giusto spazio

Non è facile guardarsi dentro e

scoprire supponenti costruzioni

svelare assurde logiche d'accatto

sgombrare dai detriti ogni maceria

stanare idee vigliacche senza un pianto

e.....

 

DA PADRE A FIGLIO

 

Dovrei spiegare e capirti

Eppure lo stesso disagio

ci unisce come una musica

sulle righe di uguali parole

Io non so cos'è la vita

se un binario dove correre certi

o un campo dove perdere lo sguardo

allagando i pensieri

o una casa dalle mura possenti,

che costringe

ma è certo che il tuo chiederti

senza risposte

riapre porte appena accostate

Ma per quanto mi sforzi

c'è un divario di tempo

che restituisce a volte

a domande non poste

risposte sbagliate.

Allora chiedi e pretendi

esigi e protesta

perché la tua voglia di risposte

sia la mia voglia.

Scardina pure il mio equilibrio

se il tuo troverà spazi per crescere

 

SOTTO LA CENERE

 

Quando il fuoco brucia le colline

puoi sperare e tentare

Puoi rischiare confidando che il vento

tiri verso il bosco

e trovi rami da ardere

Puoi alimentarlo

con la passione dell'incoscienza

e giocarci

con la presunzione dell'inesperienza

Puoi,  perdere e vincere

ma la sconfitta non ti riguarda

Puoi perfino fuggire per brevi momenti

e non bestemmiare la pioggia

purché il fuoco bruci quando deve bruciare

Poi lascerai che le fiamme alte

diventino brace sotto la cenere

e ne godrai il calore

per la tua ultima stagione,

perché tu accettasti la pioggia

senza disperazione

e trovasti riparo alle ultime scintille

Perché tu lottavi

quando gli altri sognavano

 

IL SENTIERO DEI PAPAVERI

 

Prendi la strada del mulino

e là, dove affiora il vecchio carro,

attraversa il fiume.

Diritto sino alla capanna del sordo,

chiederai del sentiero dei papaveri

Urla perché egli ti senta

e si convincerà della tua volontà.

Accetta il suo pane e il suo vino

perché l'uomo è mutevole

e dopo i rossi campi apri bene gli occhi

Vedrai filtrare i raggi del sole

da sotto la grande roccia sospesa.

Fai delle tue dita dei chiodi tenaci

e non temere il vuoto

Sali! Sali più in alto

fino alla vetta invisibile della verità

Sali fino a che il cielo

sarà tutt'uno coi tuoi pensieri

e là fermati

perché sarai oltre il battito degli anni.

Allora guardati attorno

e sorreggi la tua presunzione

perchè al di là del volo degli uccelli

vedrai ancora cielo

e al limite dell'orizzonte

esso si confonderà con l'umano.

Nuvole ed uomini, stelle e porcili

e ai tuoi piedi lo sterco delle capre

ti condurrà alla brace del pastore.

Ora puoi tornare indietro

 

 

 

 

FRANCESCO NEWZURICA 14

 

I MISTERI DI EMME

 

L'AGENZIA - 11 FRAMMENTI DI     ERNESTO BALOCCHI

 

RACCONTI DA UNA SDRAIA  A DUE POSTI

 

POT-POURRI

 

FLUSSIDIPAROLE

 

LA QUINTA STAGIONE

 

IL SENTIERO DEI PAPAVERI

 

POESIE CON DEDICA