TESTI

IL SENTIERO DEI PAPAVERI
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Un giorno troverò
la mia parte di mondo
Un mondo negato e
annegato nel sogno
Mi sveglierò con una scaglia di vita
da girare sulle palme
di una mano sorpresa
e ancora ascolterò
di un banale assoluto
di un tragico quotidiano
di speranze violate
di miserie annunciate
di morte e violenza
di gratuite crudeltà
Quel piccolo mondo così pieno
catturerà il mio grande mondo vuoto
Infine capirò che il centro è altrove
il mondo è altro e altri, è altre storie
Scivola il tempo in questo luglio lento,
trainando scosse scorie scuse sensi
e scampi di memoria prepotenti,
addolciti dal canto dei ricordi
Io rammento soltanto torte e miele,
dimenticati dentro un frigo spento
Amare un luglio amaro é un grosso impegno
Sopra quel letto sudi e sai di sale
un sale che ti morde le ferite
e di piccoli graffi fa tragedia
Io dimentico il mondo e le miserie
pensando alle miserie del mio mondo
Giugno scorreva e non l'amavo affatto
Maggio delle partenze e dei ritorni
Aprile primavera d'incertezze
Marzo col freddo sopra i primi dubbi
febbraio breve ma schiariva le ombre
Gennaio dolceamaro di scoperte
Dicembre quasi un sogno ed ero sveglio
Novembre un'esplosione senza fine
Potrei tornare indietro fino a un Luglio,
quel Luglio amaro amato con dolore
risalendo da ottobre sino Agosto,
lungo un silenzio di sentieri urlati
Amare un Luglio amando anche la vita,
quasi un progetto disegnato al tratto
dai contorni sfumati eppure certi.
Col tempo poi contorni definiti
risponderanno con risposte mute
E se fra anni - pochi giusti o troppi -
se anni avrò da spendere aspettando
e tu avrai voglia di provare ancora,
forse un Novembre pieno di esplosioni
riaccenderà tra scosse scorie e scuse
quei sensi di memoria prepotenti
di un luglio dolce amato con impegno
Roma è dolciastra
Ha il profumo del Cairo,
le macerie in movimento
di una ricostruzione Alessandrina
Facce uguali
uomini e donne uguali
pensieri uguali
Questa grande agitazione
sembra una pantomima
dell'animazione del Nord
Ma in fondo sei quieta,
fatalista e approssimativa,
sei il centro del nostro sud
Sei la pancia della nostra mente
Dal letto 23 guardo la luce
Vedo scorrere il fiume
muoversi ruspe
uomini in canottiera e calzoncini,
gli eterni lavori provvisori
di questa città eterna
Sull'isola
ancorata in mezzo al fiume
l'isola di un passato recente
ritorno ancora una volta
attraverso una strada
stavolta scolpita sul corpo
Ancora due giorni e torno a casa
Non vedo l'ora......eppure
Eppure c'è qualcosa
che non comprendo
né voglio sapere
la paura dei silenzi che mi ronzano attorno?
l'inquietudine di un quotidiano mai sopportato?
la fuga infelice dalla felicità?
l'incapacità di accettare e di accettarsi?
o semplicemente la paura di vivere?
Perché quel muro torna ancora alto?
Come tolgo una fila di mattoni,
ne vengono su due senza motivo?
Stanchezza vai via, ti prego, vai!
Lasciami in pace, almeno stanotte
Sono le quattro del mattino
Mi guardo attorno, sono a casa mia e mi ripeto
"Che ci faccio qui?"
Mi carico con miele, latte, pesche
poi una bottiglia di acqua per lavarmi,
passando per l'interno del mio corpo
I perché, di questo ed altro,
li lascio sparsi tra memorie e fughe,
tra file, agende e appunti sul quaderno
So che non serve, ma mi fa capire
e giro tra oggi e ieri
aprendo alcune porte di domani
Ho poco da dire, sempre lo stesso.
Non voglio scrivere, né leggermi, né pensare.
Eppure...eppure mi muovo e rido se è il caso
e a domanda rispondo
A volte penso ad una donna,
la immagino, allegra, felice
e mi perdo nella malinconia,
lontano dal suo mondo
Ho bruciato fascine inutilmente,
fochista inesperto, senza mai scaldarmi
lasciando che la fiamma divampasse violenta
Poi cenere, appena rossastra
e su quel rosso residui di sterpi
Nuova cenere, ancora fiamme per nuovi fuochi
Poi l'acqua dell'imprevidente improvvisatore
e dopo il buio freddo
La paura, la paura del dolore, dell'altrui contagiante dolore!
Devo rassicurare tutti: Sto bene, siiii...va bene, appena un dolorino alla ferita...il resto?
Il resto, ancora qualche accertamento: La scintigrafia...subito
Subito? (sorrido, primo impatto)...Si, ma è normale...e poi la Tac, e poi?
l'ecografia, le analisi e quant'altro.
Ma si, diciamo accertamenti di routine quando c'è un carcinoma....
(Bum! secondo impatto: non nominare...)
Ti è stato tolto tutto. Ora stai bene. Devi soltanto ritornare in forma, tirarti su riprenderti..."
"E si, ho capito, devo riprendermi, ma cosa? E come...in senso letterale?
Ma già sto bene, esco, faccio spese e ho una gran voglia di tornare a casa, a casa mia, tra nostalgia e memorie, tra le mie cose, tra gli oggetti noti"
"E certo...si capisce, ma stai attento..in fin dei conti sei convalescente, non devi strapazzarti, fai con calma.
Il cazzo mi strapazzo, altro che calma!!
Ma si, farò una vita regolare, è ora!
E ora.... finalmente metto il punto
Nessuno che mi parli con passione
Nessuno che mi chieda: Che c'hai dentro?
Sfogati, tira fuori questa angoscia, dai voce finalmente alle tua rabbia
Ma arrivano i re magi del già visto, con le coscienze dal forte spessore, e giù sentenze e facili pietismi
Non era questo quello che volevo; forse soltanto solidarietà. Magari una parola....il braccio al collo
E si che ti capisco, hai ragione, lei è andata, da un anno,
dopo anni di assalti al suo corpo
Non solo a quello, silenzioso amore
E' andata, accompagnata dal suo male e dalle mie speranze senza senso
E giusto dopo un anno tocca a me, lo stesso male, dai...vieni, abbracciami, voglio stringerti, fino a darti la forza e la speranza
E invece dovrò stringere i denti, sorridere fingendomi ottimista.
Ed è giusto così, lo so che è giusto!
Ma voi...voi lo sapete quanto è grande il terremoto che mi scuote dentro?
No? Tranquilli che non ve lo dirò. Neanche a te, a te che mi vuoi allegro
sorridente, ottimista ed estroverso anche se a volte, meravigliata hai detto:
sei forte ed io lo ero, solo a volte, quando sapevo che c'era qualcuno, qualcuna attenta, non consolatoria, ma innamorata, o quasi
ed io potevo crederci e sperare
Perché in fondo la cura è solo quella: Amare chi ti ama...
Perché in fondo così riprendi fiato,
con l'ottimismo e la voglia di restare
Perché in fondo l'amore è quel piccone
che demolisce il muro che separa:
tre file di mattoni, ogni giorno
Amare chi ti ama. ma si può?
Riuscirò a combinare i due elementi?
Non so perchè scrivo,
forse per liberarmi di qualcosa che non mi lascia
o per esserti più vicino di quanto non riesca
o ancora per comunicare/comunicarti nell'unico modo
che mi è possibile, ora
Come posso dare voce e corpo
ad un disagio che non ha misura
che mi aggredisce senza mai avvisarmi
e se mi avvisa non mi lascia tempo
né lascia spazio né trova parole?
Eccessivo? Ma in cosa?
concedimi questa caduta libera
ed augurami un impatto morbido
magari con te presente
magari con me presente
Sto attraversando un lunghissimo corridoio buio
le luci che accendo durano sempre meno
e gli interruttori sono sempre più distanti
Devo correre - più velocemente, sempre più -
e non so dove vado né dove sbatterò
Una volta mi hai chiesto
guardandomi stupita e amareggiata
Ma allora io non conto?
Conti! Conti talmente tanto - così tanto -
che non riesco a contenerti tutta
E' una splendida giornata.
Scrivo e aspetto,
sperando che il tempo scorra veloce
Vorrei essere nella tua testa
ma ho problemi a stare nella mia
Sono abbastanza tranquillo
- ehm...EN....uhm... -
cerco di capire
ma pochi accenni logici
giocano tra i pensieri
e poi sfumano incompiuti
I fatti accadonoe per quanto
incomprensibili hanno una loro logica
Causa ed effetto: ecco un punto da scoprire
per ricollocare azioni-reazioni nello spazio
appropriato e riappropriarsene poi
con cautela e consapevolezza
Ho aperto l'ombrello,
è grande, un paracadute e veleggio lentamente
verso un grande spazio
dove i tunnel sono di vetro
le sorprese visibili,
il verde è verde e sembra corrermi incontro
Sono ancora intero e attorno
ogni oggetto è al suo posto
Passeggerò verso il confine tra verde e sabbia
Non so cosa si celi laggiù
ma sono curioso
e mi aspetto una bella sorpresa
Di esaltazioni si muore
perché si raggiungono
vette troppo alte,
tanto alte che da lassù
si cade solo in basso
precipitando senza soluzione
Forse la normalità di rapporto
è l'unico rapporto normale
l'unico che consenta
di smussare gli esaltanti picchi
e ridurre le voragini a piccoli dossi
Sono le 11 e 45
E' un'ora incerta e
tu non ci sei
Galleggio per casa.
Vorrei esserti vicino
guardarti e ritrovarmi nel tuo sguardo
stringerti e sentirmi stringere
incrociare le mani
e passarti le dita sugli occhi
poi tra i capelli
sentire la tua pelle scorrere
sul mio palmo
e sentirmi parlare ed ascoltarti
Giocare con le parole
ridere con te e sentire il tuo corpo
scoprendoti felice
E' tutto così vero e sono solo le
undiciequarantacinque
Sei così distante
che a volte mi sfuggono i nessi
A volte vicina
tanto da non sentirmi più solo
tanto da sentirmi bruciare
e scoprirmi bruciato,
segnato comunque
Sei così fragile
che a volte m'invento la forza
e a volte sicura
fino a spellarmi vivo
a scorticarmi dentro,
non per la tua forza
ma per i limiti che mi cucio addosso
Sei così dolce
che a volte...si, zucchero a velo
e a volte più amara
fino a lasciarmi un retrogusto antico
fino a strapparmi sicurezze nuove
e con queste, anzi senza,
reinventarmi ancora
Sei così bella
che a volte non bastano gli occhi
e a volte meno
ma non per questo scivola lo sguardo
né sciolgo nodi o immagino la luna
né misuro distanze da colmare
Sei così allegra
che a volte rincorro il tuo riso
e a volte triste
che sembra non basti una vita
per dare ad ogni cosa il suo posto
per dare ad ogni posto la vita
Sei così tu che a volte mi perdo a pensarti
e sfascio equilibri precari
e smonto strutture ancorate da anni
e provo modelli inconsueti
ma solo per esserti accanto
Forse mi sto ripetendo
Piccoli oggetti, con passione e fretta,
cercati tra scaffali di memorie
Qui sopra, sopra a me - al foglio insomma -
c'è quello che più vale,
il resto è cornice.
Qui davanti, davanti a te - io, insomma -
c'è qualcuno con dentro qualcosa,
qualcosa da scoprire, cercando con calma,
attenzione, pazienza
Proprio come stai facendo tu
Ciao amore mio, disperato e stanco
Se la scala è a salire tira dritto
sarà anche affanno, ma lassù respiri
Lassù potrai raccoglierti e pensare
con le ginocchia strette tra le mani,
con i giochi perduti sulla stuoia
e i pensieri che pensano per te
Ciao amore mio con dentro gli occhi il sole
Col sorriso che ride quando ride
Con il volto tirato dal dolore
Col dolore che prende corpo e mente
Poi di nuovo a sorridere, è la vita
E' soltanto quel gioco sulla stuoia
Basta solo strecciare le ginocchia
poi allungare una mano ed è mattino
Se un pensiero diverso ti prende
non lasciare che il tempo lo spenga
non lasciare più ad altri il diritto
di pensare i pensieri che pensi
E' difficile cercarsi addosso
pensieri e parole e metterli in fila
per probabili sensi compiuti
quando basta un silenzio accennato
quando dire e non dire è lo stesso
quando senti la pelle dell'altro
che ti urla sprizzando silenzi
quando sfiori una mano e capisci
e un'occhiata ha più righe di un libro
Per quanto tempo ancora
la luce ci inseguirà
sferzandoci gli occhi
e il vento solleverà sabbia
per pungerci il volto ?
Per quanto tempo ancora
scrosci di pioggia rabbiosi
bagneranno i nostri pensieri
e fuochi improvvisi
piagheranno le carni ?
Per tutto il tempo necessario,
imprevisto, perduto
sino a comprendere, con un brivido,
che la luce è la vista della vita
il vento è portatore di ragione
l'acqua è purezza, madre
e il fuoco può scaldarci quando è freddo
Che siamo sempre e solo
quel che siamo
Che a volte basterebbe
un po' di rabbia
altre ironia, allegria, egoismo e stima,
forse violenza e amore per noi stessi
forse pietà, passione, umanità
Poi rivoltare tutto come un guanto
per scoprire che il verso
ha un altro verso
Da agosto a giugno.
Quattro anni bruciati fuggendo un dolore
che devastava i giorni riempiendo ogni notte
A volte e con fatica ho cercato il sorriso e la voglia di vivere,
accennando a progetti appena sfiorati
Poi - immancabile – Luglio mi riportava indietro,
alle antiche memorie
sino all'incompresa vecchia adolescenza
Luglio dell'angoscia
luglio della morte
luglio del pianto
luglio del corpo ferito
luglio della separazione
Separazione - un'altra -
per confondere nomi e dolori,
volti e motivi ragione e sentimenti
E quest'ultimo luglio
si è appiccicato agli altri
facendo continuo il lutto del primo,
azzerando speranze
Cosi che il pianto si è confuso ancora,
cercando i suoi motivi *l'una o l'altra*
senza guardarmi dentro mai una volta
Non ci sarà un novembre di esplosioni,
nè un luglio amaro amato con impegno
né un rassegnato agosto da aspettare
sperando ancora
Non ci sarà
Non ci sarà la voglia di scoprire,
né il sorriso incantato, adolescente
Nulla che possa scuotere i pensieri,
né luci attorno per vedere meglio
- Non ci sarò -
il sentiero dei papaveri
AMARTI, E COME?
Amarti, e come?
Frugando ancora tra i relitti
o saltando sulla giostra del mondo?
Oppure, ad occhi chiusi, fingendomi un altro?
Ma amarti sarà sempre morire
dando ogni giorno qualcosa di mio
fino a svuotarmi in te
e vegetare rispettoso
tra le tue larghe braccia,
fedele, ossequioso, canino
Guardare dove tu guardi
e sognare i tuoi sogni,
e falciare i miei dubbi, sempre
Se questo è amare,
e questo amare è il mio,
cosa mi racconterò infine
quando non saprò riavere
quello che vuoi rendermi?
ANCORA AMORE
Tranquillamente incosciente
ritrovo un muro alto sino agli occhi
Amare ancora
e ancora un sogno tiepido di ombre
ombre di ghiaccio
che sciolgono figure
Mi affaccio sul mio muro
sollevato sulle punte dei piedi
a cercarla per strada
cercando un segno
un filo che mi guidi
la via di più ritorni rimandati
Cerco il suo passo
e ascolto la città
con la stessa domanda
*perché un passato da dimenticare....
perché un presente inteso come sogno....
perché domani viene il giorno dopo?*
MA COME....
Ma come ho fatto
a sbagliare così alla grande?
Cosa mi crea disagio
e confusione e vigile apprensione?
Non lei che osservo
non lei che immagino
trasformando materia in sogno
Ma come, voglio ancora vedere
più virtù che difetti
e confondere ancora
realtà e immaginazione?
L'IMBONITORE
Ecco la grande fiera, mercato delle meraviglia
che apre le oscure porte ai facili cuori.
Ognuno vende le proprie vergogne
sfilando sul tappeto della dignità.
Vi creerò dubbi e dubbi ancora
e cresceranno e come cresceranno!
e nelle notti di luna dovrete navigare per il letto
approdando e fuggendo dai lidi di carne
Inclito pubblico
galantuomini dalle facce sbarbate,
entrate in questa urna, coraggio
e la cenere del vostro passato
coprirà morbidamente il vostro futuro.
Giudicherete voi stessi,
quello che vi offro mi riempie di orgoglio
l'orgoglio del lebbroso per le proprie carni sfatte
Non dubitate
sarò felice di stupirvi,
il bello e il bene
lo mangiate da sempre
ma il brutto e il male
scrivono righe e righe
sui muri delle vostre case
discretamente assidui
Io vi insegnerò a leggere
tra le parole
e poi tra le righe
fino a che i migliori
non sapranno leggere
anche il bianco dei muri
Presto! Il sole sta calando
e col buio gli umori potrebbero cambiare
Avete ben visto la donnascimmia,
poi il mangiafuoco e i falsi spettri,
cose terrene, dunque,
scolpite sull'anfora di una verità compiacente.
Ebbene, spezzerò i vostri vasi di terracotta
e mostrerò, gratis, il divino fuori dal cielo
Neanche una offerta a piacimento
Pagherete, forse domani
SEGNI
Segni effimeri lo accompagnavano
ma solo per brevi momenti
poi il vento tramutò ogni segno
coprendone alcuni altri scavandone
A volte cercava il conforto di passi passati
ma la memoria appiattita
come le dune spazzate dal vento
gli rubava il tempo appena inventato
Davanti lo stesso orizzonte
con le mire alla stessa distanza
sempre
Nulla degli altrui passaggi
né di passate presenze
dove indirizzare il proprio futuro
Solo nel punto della sosta
nell'immobile stupore
percepiva se stesso affondare nel terreno
piegato come un vecchio ulivo
Il mago della pioggia lo trovò
stremato dai dubbi
lo sguardo stupito e vagante
tra uguali orizzonti
Lo condusse nel villaggio dei saggi
Gli insegnò l'uso degli antichi strumenti
e lui imparò a guardare ad occhi chiusi
a sentire con le mani
ad udire con la pelle
a parlare con gli occhi
ad annusare con l'udito.
Conobbe le cause riconoscendo gli effetti
ma imparò troppo e troppo in fretta
SOGNI
E se scoprissi che sono ancora meno
di quanto immaginavo?
Credo sia estremamente utile
ch'io seguiti a sognare
L'ironia fu sognare
me stesso
e poi svegliarmi,
ritrovarmi uguale.
Forse ho sognato
forse sogno ancora
Ma come posso distinguere
i momenti della realtà
dalla confusione delle visioni?
Stringo le mani e ne avverto il contatto
ma ciò non prova ch'io sia sveglio
L'ALBA
La lunga, pesta, fonda notte
aggrappata con rabbia alle ultime stelle
svanisce lamentosa
Neri mostri danzano attorno
imprecando al destino di fuga
Una notte è passata - poi il sole -
e i chiari disegni avvolgono con
tiepide braccia le ultime ombre
ANGOSCIA
Nascosta tra i pensieri
sottile parete di buio,
sei come un diaframma
che divide gli umori
Invadente.. quanto!
E quanto imprevista
nascosta tra sguardi incrociati
Re Mida all'inverso
trasformi sorrisi affettuosi
in occhiate sdegnate
mascherando apprensione.
Scendi dal seggiolone
e fai più luce
guarda la tua vecchiaia
e abbatti il muro!
A QUESTO SCONOSCIUTO
A questo sconosciuto con cui
mi sveglio ogni mattino,
che mangia nel mio piatto
e poi m'ignora,
che vuole stupirmi,
immagine consueta e ancora estranea,
dietro uno specchio troppo maculato
A questo sconosciuto
le cui domande si muovono come onde
nelle quali affondo e riemergo,
che non ha mai risposte
né previsto né immaginato
se non per chiedere ancora,
ingiuria su ingiuria, stupirsi e stupirmi
A questo sconosciuto
che si muove sui cigli delle strade
pronto a fuggire o a lasciarsi investire
o solo a raccogliere scherno
A questo sconosciuto regalate un pensiero
e se a lui piacerà - come a me piace -
saremo, forse, meno sconosciuti
NON HO
Non ho parole né storie da raccontare
non ho ricordi né futuro da immaginare
non ho terra per le mie scarpe
non ho guanti per le mie mani
né ali per la mia anima.
Eppure spero di aprire quella porta
cerco parole nel mio passato
invento immagini perché il domani sia meno oggi
e mi riparo se piove
e porto le mani in tasca quando sanguinano
e volerei solo che lo potessi
Ma ho solo te e ti amo
dolce struggente
assidua compagna di sempre
Che farei se qualcosa non rompesse
la continuità dell'inerzia?
Come potrei penetrarmi e riavvolgermi
e levitare, su me stesso ancora,
fino a sentire un buco nello stomaco?
Come potrei scoprirmi senza cappello
e come tenterò di battere ali che non ho
e come inventerò piaghe inesistenti?
Senza ironia, preziosa amica,
forse non tutto è vero, forse si
Ma qualcuno mi chiama per la cena
Riempirò quel buco e sorriderò per circostanza
e tu, incosciente coscienza,
sarai servita per riempire un foglio.
IL FOLLETTO DEL LAGO
Volò per un breve momento verso l'alba
scivolò sulle colline con gli altri ruscelli
Gonfiò la terra dei propri semi
Sperperò i doni di mendicanti e Re
Poi trovò una capanna, la credette una reggia
e si fermò ad osservare le ore
Gli anni passavano ma restava una domanda
e tra le viti di ottobre
un folletto ballò la sua gioia
Lo accompagnò, le mani nelle mani,
nel girotondo infantile
e scoprì tra le pieghe di memoria
le parole di quel canto sconosciuto
Scaricò le tasche di tutte le monete
poi aggiustò lo sguardo ai nuovi fuochi
Per un attimo vide e si riperse
Fu il breve tragitto di una foglia
il frangersi di un'onda,
poi volò verso il tramonto
e con gli altri ruscelli entrò
nelle soffocanti acque del lago
A LUNGO VIAGGIAMMO INCERTI
Trovammo posto, tutti
pigiati - stretti
come scorte di mercato
Gli sguardi
ansiosi, smarriti, disperati
si inseguivano e sfuggivano
carichi di domande
e con pudore
abbassavamo gli occhi
Viaggiammo a lungo, incerti,
senza scoprire
chi sapesse il vero
Ogni breve contatto fisico
ci percorreva il corpo
fino all'anima
Chiedevamo e sapevamo
in silenzio
Nessuno domandava
Nessuno rispondeva
Respiravamo appena, dileguandoci,
sfumando davanti a noi stessi.
L’ULTIMA VIA DOPO LA SOSTA
A chi mi chiese che fare dissi dell’Ottobre
Parlai molto senza conoscere le stagioni
e scoprii tardi il freddo di quel mese
ostile alla primavera
A chi si spogliò di ogni pensiero
mi mostrai carico di pregiudizi
Vennero in molti a curiosare tra le mie
macerie e nella smarrita confusione
non trovai del mio che un riflesso
Sia giusto o meno che in ogni dubbio
vi sia verità e menzogna
l’una accanto all’altra ma distinte,
a chi mi chiede risposte
mostrerò il giorno e la notte
quando l’alba e il tramonto
ne fanno una sola cosa
E se cerchi l’ultima via convinto
che la vita sia una sosta noiosa
non venire da me
perché sono confuso dall’Ottobre
perduto tra le mie macerie
accecato da soli e lunedì
Non venire da me
La mia noiosa sosta si dilunga
tra i cantoni incerti dell’ultima via
VORREI VIVERE
Vorrei vivere per vedere altri giorni imprevisti
e vegliare l'ascesa del sole.
Ma ho paura di scoprire la splendida alba
vestita da misera vecchia, quotidianamente, una lanterna,
per l'eterno, sempre la stessa cosa
Sto morendo
Vorrei vivere per scoprire nel sorriso della gente
il riflesso di me stesso. Ma poi ho paura
di scoprire nude gengive, bocche evirate, fili di bava
La dentiera penzola ed il progresso è più sconcio
della precisa natura. Chiudi quella bocca!
Io sto morendo
Vorrei vivere ma non per vivere soltanto, vivere per Essere
Vivo e ne dubito, ma non Sono ed è certo
e temo di Essere un Sarò che non Sono
Allora mi faccio irreale
Che io Sia? Oh, Fossi? Se Fossi Sarei e Sarebbe una realtà
Ma sto morendo
Vorrei vivere per scoprire il colore della fiducia
trasfusioni di speranza. Una corrente che mi animi finalmente
e partecipare dai piedi ai capelli - atomo per atomo -
al compimento di me stesso, compiaciuto e consapevole, o solo sereno
Ma poi ho paura e tocco il mio corpo prima del freddo
perché sto morendo
Vorrei non essere nato per non voler vivere
sapendo che voglio morire
Tranquillamente incosciente, frammento di vita,
aspettare il mio turno, per Essere, forse con più fortuna
Vorrei Vorrei Vorrei
Sopravvivo proiettato nel domani e aspetto,
sdraiato al condizionale, mentre il primo pugno di terra mi graffia il viso
E' buio qui sotto e sono vivo
E....
Non è facile parlare
quando le parole fuggono
rincorse da pensieri affannati
e bloccare ogni pensiero
e svuotarlo di ogni ridondanza
scemando l'angoscia crescente
e dare allo stupore il giusto spazio
Non è facile guardarsi dentro e
scoprire supponenti costruzioni
svelare assurde logiche d'accatto
sgombrare dai detriti ogni maceria
stanare idee vigliacche senza un pianto
e.....
DA PADRE A FIGLIO
Dovrei spiegare e capirti
Eppure lo stesso disagio
ci unisce come una musica
sulle righe di uguali parole
Io non so cos'è la vita
se un binario dove correre certi
o un campo dove perdere lo sguardo
allagando i pensieri
o una casa dalle mura possenti,
che costringe
ma è certo che il tuo chiederti
senza risposte
riapre porte appena accostate
Ma per quanto mi sforzi
c'è un divario di tempo
che restituisce a volte
a domande non poste
risposte sbagliate.
Allora chiedi e pretendi
esigi e protesta
perché la tua voglia di risposte
sia la mia voglia.
Scardina pure il mio equilibrio
se il tuo troverà spazi per crescere
SOTTO LA CENERE
Quando il fuoco brucia le colline
puoi sperare e tentare
Puoi rischiare confidando che il vento
tiri verso il bosco
e trovi rami da ardere
Puoi alimentarlo
con la passione dell'incoscienza
e giocarci
con la presunzione dell'inesperienza
Puoi, perdere e vincere
ma la sconfitta non ti riguarda
Puoi perfino fuggire per brevi momenti
e non bestemmiare la pioggia
purché il fuoco bruci quando deve bruciare
Poi lascerai che le fiamme alte
diventino brace sotto la cenere
e ne godrai il calore
per la tua ultima stagione,
perché tu accettasti la pioggia
senza disperazione
e trovasti riparo alle ultime scintille
Perché tu lottavi
quando gli altri sognavano
IL SENTIERO DEI PAPAVERI
Prendi la strada del mulino
e là, dove affiora il vecchio carro,
attraversa il fiume.
Diritto sino alla capanna del sordo,
chiederai del sentiero dei papaveri
Urla perché egli ti senta
e si convincerà della tua volontà.
Accetta il suo pane e il suo vino
perché l'uomo è mutevole
e dopo i rossi campi apri bene gli occhi
Vedrai filtrare i raggi del sole
da sotto la grande roccia sospesa.
Fai delle tue dita dei chiodi tenaci
e non temere il vuoto
Sali! Sali più in alto
fino alla vetta invisibile della verità
Sali fino a che il cielo
sarà tutt'uno coi tuoi pensieri
e là fermati
perché sarai oltre il battito degli anni.
Allora guardati attorno
e sorreggi la tua presunzione
perchè al di là del volo degli uccelli
vedrai ancora cielo
e al limite dell'orizzonte
esso si confonderà con l'umano.
Nuvole ed uomini, stelle e porcili
e ai tuoi piedi lo sterco delle capre
ti condurrà alla brace del pastore.
Ora puoi tornare indietro
